Mi scrive J.M.:
Caro Dott. Spocchia,
da qualche tempo leggo le sue lettere e apprezzo vieppiu' le sue risposte, percio' le scrivo per sottoporle un mio problema, ma ho come l'impressione che la sua risposta non mi garbera' punto.
Ad ogni modo.
Mi chiamo J.M., ho passato i 30 da un po', ma la mia maturita' sentimentale e' ancora al livello di un'adolescente alle prime cotte, le scrivo quindi per sottoporle il caso di un mio amore adolescenziale, per cosi' dire "ricicciato", complice la telematica.
Per tutta la durata delle scuole superiori, ovvero dai 13 ai 17 anni (ero andata a scuola un anno prima), sono stata innamorata di un ragazzo della mia stessa scuola ma piu' grande di me di 4 anni.
Il lui in questione ovviamente non mi degnava di uno sguardo e preferiva limonare con la sua fidanzata dell'epoca (che odio tuttora, sono stata infatti felicissima di sapere qualche anno fa che aveva cambiato citta') seduto sul davanzale di una delle finestre del lungo corridoio.
Pur non avendoci quindi mai parlato, oltre all'attrazione ormonale propria dell'eta', mi ero infatti convinta che lui fosse proprio l'uomo adatto a me, che fossimo legati da un'affinita' elettiva alla quale non potevamo opporci, ma in realta' mi sbagliavo. (Stesso errore commisi pochi anni fa, con un altro che pensavo legato a me da affinita' cosi' elevate da non vedere come non potevamo legarci in una comunione di amorosi sensi, ma anche quella volta non si battè chiodo).
Tornando all'amore adolescenziale, il fatto che appunto pensavo fosse l'uomo giusto per me, condito dal fatto che tutti gli sforzi messi in atto da me e dalla rete di amiche fidate per presentarmelo fallivano sempre miseramente, mi getto' in uno sprofondo di pessimismo cosmico dal quale mi sono a fatica ripresa. Negli anni, ovviamente, non pensavo piu' a lui, gettandomi a capofitto in altre storie fallimentari ma mi arrivavano sempre sue notizie che lo vedevano impegnato in attivita' che mi confermavano in questa mia sensazione:
si', e' l'uomo per me (e quest'ultima frase, caro dottore, la canticchi col tono della famosa canzone di Mina).
Finche', per puro caso, mi sono imbattuta nel suo blog, con tanto di tastino "contattami" e al che sono saltata sulla sedia e ho pensato "ma e' ovvio che gli scrivo!", ma subito dopo mi sono chiesta, "ma e' poi il caso?". E cosa gli scriverei? E soprattutto a che scopo? Di congiunzione carnale? E se poi conoscendolo dal vero scopro che in realta' non mi piace, non mi attira "in quel senso"? A scopo di corrispondenza intellettuale? Si', ma basta relazioni cerebrali!!! Si vorrebbe anche passare ad altro di tanto in tanto!
Insomma, sono confusa.
La mia veneranda eta' mi consiglia di lasciare perdere, l'adolescente che e' rimasta in me, invece, ha voglia di giocare. In realta' la mia paura e' quella di vedere infrangersi un sogno che mi ha fatto compagnia per tanto tempo: dopo la caduta del comunismo e' sempre difficile vedere cadere i propri miti.
durante l'adolescenza gli amori fantasma sono piuttosto comuni. soprattutto tra le femmine, a dire il vero. i maschietti sono più ormonali: magari si segano sulle foto della canalis, però nel contempo sognano di adagiare il mento tra le cosce delle compagne.
la ragazzina, invece, ha una tendenza quasi istintiva a identificare un bersaglio carino (a certi canoni non ci si può sottrarre, tantomeno al giudizio delle amiche) e di lì in poi a immaginarlo, idealizzarlo, plasmarlo. forte, romantico, maledetto, dolce, innamorato. più l'oggetto del desiderio è lontano, più il gioco è facile; meglio riesce la costruzione del fantasma, più la ragazzina se ne innamora. simon le bon, bonovox, poi forse robbie williams, oggi clemente mastella o chissà, scamarcio?
costruire un fantasma usando a modello una persona vera, lasciando da parte le star, non è diverso. appena un po' più difficile. è sufficiente scegliere un ragazzo che frequenti lo stesso ambiente ma che non faccia parte dello stesso gruppo: bingo! il compagno di scuola in un'altra classe. magari più grande, più maturo e più inaccessibile.
certo, rispetto a simon le bon è tutto più difficile. da un lato c'è la percezione del fatto che questa persona è reale, d'altra parte proprio per questo la si percepisce - spesso erronamente - accessibile, vicina, possibile. da un lato si ha la possibilità di vederla in carne ed ossa, osservandola nel quotidiano, d'altra parte si può soffrire nel vedere che magari ha delle storie, frequenta altre ragazze, ha una vita vera.
tutto questo può facilmente portare a uno stiracchiamento dell'amore fantasma per un tempo molto più lungo di quanto possa avvenire con un divo della musica o del cinema. o con clemente mastella.
nel tuo caso, j.m., devi aver plasmato un lui talmente perfetto da percepirlo come l'uomo della tua vita e sentire di esserne l'anima gemella, noncurante che lui in realtà potesse essere una persona del tutto diversa. il fantasma ha preso colore e si è completamente sovrapposto al ragazzo reale, nascondendolo.
poi, il tempo trasforma le illusioni in ricordi.
oggi, una parte di te sa benissimo che quel ragazzo non esiste, almeno non così. un'altra parte di te, invece, ha ritagliato qualche suo gesto o parola dell'epoca per farne un collage che combaciasse perfettamente col fantasma che ti ritrovi quindici anni dopo a riaffrontare. complice probabilmente la casualità, intrecciata a una tua attuale ma estemporanea situazione sentimentale.
scrivigli, j.m.
nel migliore dei casi riuscirai a riconoscere le discrepanze fra lui e la sua immagine. molto più probabilmente, vorrai ingannarti ancora una volta prima di aprire gli occhi. se lui vorrà, rimedierà una scopata. quanto a te, non aspettarti molto di più: ma già solo uscirne fuori definitivamente sarebbe un bel successo.